profilo colore

Ti sarà capitato almeno una volta nella vita di stampare una fotografia e rimanere deluso dal risultato. Foglio alla mano, storciamo il naso osservando increduli colori che non sarebbero dovuti venir fuori. Cromie sballate e tonalità spente potrebbero dipendere dal fatto che non hai utilizzato il profilo colore giusto.

Non sai di cosa sto parlando? Tranquillo, in quest’articolo approfondiremo insieme l’argomento e ti farò capire perché il profilo colore è fondamentale al fine di ottenere delle stampe perfette, o quasi.

Il tema riguardante la gestione del colore è incredibilmente complesso e delicato, molto più di quanto si possa immaginare. Con queste parole non intendo scoraggiarti ma semplicemente fare una piccola premessa: ottenere una stampa di alta qualità richiede una certa dose di pratica e conoscenza, per questo motivo sarebbe inutile aspettarsi dei risultati straordinari al primo colpo.

Non voglio mentirti, l’argomento è vasto e spinoso, ma non sono qui per addentrarmi nei meandri di un qualcosa che probabilmente è il pane quotidiano di fotografi professionisti e maniaci della perfezione. L’obbiettivo di questa guida è infatti l’ottenimento di un buon risultato di stampa, per non deprimerci troppo mentre osserviamo il foglio uscire pian piano dalla nostra macchina.

Come accennato in precedenza, il profilo colore è un fattore imprescindibile se vogliamo ottenere degli ottimi risultati. Ma che cos’è e come si usa il profilo colore? Lo vedremo fra poco, prima facciamo un breve ripasso su una nozione basilare…

Un cenno su RGB e CMYK

La differenza tra RGB e CMYK è una delle prime cose che ti vengono insegnate quando studi grafica, e sta alla base del nostro cattivo risultato di stampa.

RGB, o tricromia, rappresenta un metodo di tipo additivo dove i colori vengono generati dalla somma della luminosità di rosso, verde e blu.

La luminosità viene espressa tramite un valore che va da 0 a 255: il primo corrisponde al nero, il secondo al bianco.

È il linguaggio di monitors e TV e viene usato prevalentemente nella creazione di immagini rivolte al web.

CMYK, detto anche quadricromia o quattricromia, è invece un modello di di tipo sottrattivo. Ciò significa che i colori vengono generati sottraendo intensità ai colori primari ciano, magenta e giallo.

Su Photoshop si lavora con delle percentuali che stanno ad indicare le quantità d’inchiostro, dove lo 0% corrisponde al bianco della carta (dunque zero inchiostro utilizzato), 100% al bistro, una tonalità di marrone. Ecco perchè è stato aggiunto l’inchiostro nero, proprio per ottenere un nero pieno, aumentare i contrasti o correggere eventuali difetti dovuti alle impurità degli altri inchiostri.

Quando si crea qualcosa per la stampa bisogna necessariamente lavorare in CMYK. Esistono tuttavia delle eccezioni che vedremo in seguito.

RGB si esprime in termini di luce (quella proiettata dallo schermo), CMYK in quantità di inchiostro assorbito dalla carta. I due metodi di colore parlano quindi due lingue completamente differenti, ed è chiaro che nel processo di stampa qualcosa vada inevitabilmente perduto. Tutto quello che possiamo fare è cercare di ridurre al minimo la discrepanza tra monitor e stampante, ed è proprio qui che entra il gioco il profilo colore.

Piccola premessa sulla calibrazione

Prima di andare avanti è opportuno fare una precisazione. Quando si parla di profilo colore si dovrebbe sempre tenere in considerazione la calibrazione dei dispositivi.

Avere un monitor ben calibrato ad esempio è indispensabile per lavorare in maniera ottimale sulle immagini che andremo a stampare. In caso contrario, rischieremmo di andare a ritoccare un documento sostanzialmente perfetto e ritrovarci in stampa una cromia del tutto inaspettata!

A tale scopo esistono vari softwares gratuiti come QuickGamma e Calibrize, ma la cosa migliore da fare sarebbe procurarsi un colorimetro, uno strumento esterno che generando un file ICC da assegnare al monitor ci garantirà di visualizzare le nostre fotografie così come le abbiamo scattate. Ovviamente si tratta di soluzioni altamente professionali riservate a figure come fotografi o designers, ma il prezzo di queste strumentazioni non è così proibitivo come si potrebbe pensare (si parte bene o male dai 100 € in su).

Il profilo colore, questo sconosciuto…

Il profilo colore è l’insieme degli attributi che descrivono il comportamento cromatico di un dispositivo.

Sono paroloni difficili vero? Se ti può consolare anch’io quando l’ho studiato non ci ho capito molto. È stato un argomento particolarmente ostico per me e ci è voluto un po’ prima che mi entrasse in testa. Tutto sta nel capire dei concetti base, e una volta fatto questo ti assicuro che il resto verrà da sè. Proviamo a descriverlo diversamente…

Il profilo colore può essere considerato un po’ come la carta d’identità di un file o una periferica, e se faremo in modo di mantenerlo uguale per tutti i dispositivi usati in fase di prestampa, riusciremo ad ottenere il nostro progetto grafico come lo vogliamo noi.

A che cosa serve?

Fondamentalmente, il profilo colore serve a precisare come il nostro documento dovrà essere stampato, ed è quindi strettamente correlato alla stampante. È necessario che la periferica in questione sia profilata, ovvero che le sia stato assegnato un preciso ICC.

L’ICC non è altro che il profilo colore di cui abbiamo parlato finora, un insieme di dati che seguendo delle regole promulgate dall’International Color Consortium, descrive come un determinato dispositivo interpreta uno spazio di lavoro all’interno di un modello di colore.

Lo so, sembra tutta roba piuttosto complicata, ma niente è meglio di un esempio pratico per comprendere al meglio un concetto. Continua a leggere l’articolo per schiarirti ogni dubbio!

Il profilo della stampante

Il profilo della macchina da stampa non dipende solo dal modello di quest’ultima, ma anche da altri fattori come inchiostro e tipo di carta. Si tratta quindi di una combinazione ben precisa, e se anche una sola di queste caratteristiche dovesse variare nel tempo, dovremo cambiare e aggiornare il nostro profilo colore.

Se la stampa non è il tuo forte e preferisci affidarti al tipografo di fiducia, questi dovrà fornirti il profilo della macchina che prenderà in consegna il lavoro. Una periferica sprovvista di un profilo colore adeguato ne utilizzerebbe infatti uno generico, e tu rischieresti di ritrovarti fra le mani una fotografia dalla cromia indesiderata.

In assenza di un profilo dedicato possiamo sempre contare su quelli a norma ISO. Quando si parla di stampa offset su carta patinata ad esempio c’è sempre un nome ricorrente: Coated FOGRA39.

Nel caso in cui invece volessimo lavorare con la nostra stampante casalinga, sarebbe meglio non effettuare la conversione in CMYK e progettare in RGB dall’inizio alla fine. Questa affermazione potrebbe lasciarti incredulo, ma effettivamente l’unico caso in cui la conversione diviene praticamente obbligata è la stampa tipografica. Questa è l’eccezione di cui ti parlavo prima!

Ogni produttore in genere mette a disposizione dei profili colore che tengono conto sia del modello preciso della stampante che del tipo di carta su cui andrai a stampare. Recati quindi sul sito ufficiale della casa produttrice, cerca il tuo ICC e scaricalo gratuitamente.

Quale spazio di lavoro scegliere?

Ogni dispositivo ha un suo gamut, ovvero la serie di colori che è in grado di riprodurre (monitor, stampante). Anche gli spazi di lavoro hanno dei gamut propri, che anche qui stanno ad indicare quanti colori quello specifico spazio di lavoro riesce a gestire, o meglio contenere.

Tre sono gli spazi di lavoro più comunemente usati quando si parla di periferiche di immissione: sRGB, Adobe RGB (1998) e ProPhoto RGB.

La maggior parte delle fotocamere digitali in commercio utilizza il profilo sRGB, ma se siamo in possesso di una fotocamera professionale è meglio scegliere Adobe RGB (1998). Quest’ultimo infatti ha un gamut più ampio rispetto al primo e contiene circa il 50% dei colori visibili dall’occhio umano, contro il 35% dell’sRGB. Per quanto riguarda ProPhoto RGB ha uno spazio cromatico molto più esteso rispetto a Adobe RGB (1998), ma proprio per questo il suo utilizzo dovrebbe essere riservato ad utenti esperti e consapevoli.

Ad ogni modo, su qualsiasi profilo ricada la tua scelta, impostalo sempre. Ricordi quanto detto prima sulla stampante? Bè, la stessa cosa vale per il progetto da stampare. Un file immagine senza profilo incorporato è un file anonimo che erediterà il profilo colore dalle impostazioni predefinite del programma che lo gestisce, e noi non vogliamo che questo accada…

Il sistema di gestione del colore

Un sistema di gestione del colore permette, grazie ai profili colore, di trasformare lo spazio colore nativo (come quello del monitor) in uno indipendente. In questo modo, dispositivi diversi saranno sempre in grado di interpretare i colori in maniera coerente e uniforme.

Hai presente il famoso discorso “come mai la mia foto appare diversa sul monitor del mio amico?”? Ecco, il CMS (Color Management System), ad esempio, serve proprio ad evitare questo.

Anche Photoshop ne ha uno ovviamente, ACE (Adobe Color Engine). È arrivato il momento di aprirlo e preparare il file per la stampa, che ne dici?

Preparazione del file di stampa con Photoshop

Avviamo quindi il programma e andiamo immediatamente su Modifica – Impostazioni colore.

Il pannello che si aprirà potrebbe spaventarti, ma tranqullo, si tratta giusto di settare per bene alcune voci molto importanti. Per il momento limitiamoci a selezionare Prestampa Europa 3 dal menu a tendina in alto a tutto.

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Gli spazi di lavoro

Innanzitutto specifichiamo una cosa. Gli spazi di lavoro che vedi non sono altro che spazi di lavoro sostitutivi, dei rimpiazzi da utilizzare nel caso in cui il file che andremo ad importare non abbia un profilo incorporato. Essi giocano un ruolo solamente in questo caso.

profilo colore

Vediamo un esempio per capire meglio.

profilo colore

Ho appena importato nel programma un’immagine sprovvista di profilo colore, e Photoshop giustamente me lo fa notare. In questo caso assegnare uno spazio di lavoro ha senso, e visto che il documento dovrà essere stampato scegliere Adobe RGB (1998) rientra sicuramente fra le scelte migliori.

A meno che non riusciamo a risalire al profilo originale del documento, saremo quindi costretti a sceglierne uno a caso. È come giocare un terno al lotto, perchè non sapremo mai quali sono i reali colori che compongono l’immagine. Capisci adesso perché è così importante che un file abbia sempre un profilo incorporato?

Vediamo adesso un altro esempio.

profilo colore

Questa volta ho importato un’immagine con un profilo incorporato diverso dallo spazio di lavoro. Ho a disposizione tre possibilità:

  1. Usa il profilo incorporato (anziché lo spazio di lavoro)
  2. Converti colori del documento in spazio di lavoro
  3. Elimina profilo incorporato (non gestire i colori)

Cosa scelgo? Ma naturalmente la prima opzione! Nel selezionarla è come se stessi dicendo a Photoshop di lasciare il documento così com’è in modo da visualizzarne i colori reali.

Criteri di gestione colore

Lasciando le impostazioni di fabbrica, il programma ci avvertirà con una finestra di dialogo ogni volta che importeremo un file con un profilo colore non corrispondente allo spazio di lavoro, oppure del tutto sprovvisto. Si tratta indubbiamente della scelta migliore, così avremo sempre il pieno controllo sui documenti importati o incollati.

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Opzioni di conversione

Eccoci arrivati a uno dei settaggi più importanti, ovvero la scelta dell’intento di rendering. Ne abbiamo a disposizione quattro:

  1. Percettivo
  2. Saturazione
  3. Colorimetrico relativo
  4. Colorimetrico assoluto

Innanzitutto, che cos’è l’intento di rendering? A inizio articolo avevamo parlato della differenza tra RGB e CMYK, e di come sia impossibile riprodurre sulla carta gli stessi identici colori che visualizziamo sul monitor.

L’intento di rendering è un aspetto portante del sistema di gestione del colore, poiché si occupa di convertire lo spazio cromatico dell’immagine in quello di destinazione. In poche parole, fa si che il gamut del file di origine rientri in quello della periferica di output nel modo più indolore possibile.

L’intento percettivo è da preferire quando l’immagine contiene numerosi colori fuori gamma. Verranno infatti convertiti sia i colori in gamut che quelli fuori gamut, allo scopo di farli rientrare tutti nello spazio cromatico di destinazione. Si cerca di preservare la tinta a discapito di luminosità e saturazione, ed è quindi un intento azzeccato per le fotografie.

L’intento saturazione al contrario, tenta di riprodurre colori brillanti preservando la saturazione a discapito di luminosità e tinta. È quindi adatto per la grafica aziendale, ad esempio quando abbiamo a che fare con loghi e illustrazioni.

Nell’intento colorimetrico relativo i colori riproducibili nello spazio di destinazione vengono lasciati inalterati, quelli invece fuori gamma sono convertiti nel colore più prossimo. Il suo utilizzo viene consigliato quando l’immagine contiene pochi colori fuori gamut. Anche in questo caso si tratta di un intento indicato per la fotografia.

In quello colorimetrico assoluto infine, i colori fuori gamma vengono tagliati. A differenza del colorimetrico relativo infatti, non viene effettuato alcun adeguamento dei colori al punto di bianco di destinazone. È utile in fase di simulazione per vedere come il colore della carta influisce su quelli stampati.

Controlli avanzati

Per quanto riguarda i controlli avanzati lasciamo tutto di default. Può essere utile però spuntare la voce Fondi colori RGB con gamma per evitare problemi di banding.

Il soft proofing o prova colore a monitor

Sarebbe bello se potessimo simulare su schermo la stampa della nostra fotografia vero? Bè, sappi che su Photoshop è possibile!

Il soft proofing consiste nel simulare l’aspetto del documento stampato attraverso il monitor del PC, in modo da correggere eventuali imperfezioni riducendo ad esempio luminosità e saturazione o modificando la tonalità. In questo modo potremo essere sicuri di mandare in stampa un progetto grafico teoricamente perfetto.

Comunque sia molto dipende dall’avere un monitor opportunatamente calibrato e profilato, dalla presenza dei profili colore, e infine, da una luce ambientale ottimale. In caso contrario la prova a monitor si rivelerebbe del tutto inutile.

Come si imposta? Basta andare su Visualizza – Imposta prova – Personale.

Dal pannello che si aprirà, dovremo impostare il profilo colore della stampante alla voce Dispositivo da simulare e scegliere un intento di rendering dal menu a tendina Intento di rendering. Due ulteriori opzioni sono quelle di simulare il colore della carta e l’inchiostro nero.

profilo colore

Particolarmente utile e interessante poi è l’opzione Avvertimento gamma. Le zone dell’immagine con dei colori fuori gamut vengono colorate di grigio per farci capire che quegli specifici colori non potranno essere riprodotti su carta. Per attivarla andiamo semplicemente su Visualizza – Avvertimento gamma.

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La conversione in CMYK

Siamo finalmente giunti alla parte finale della prestampa, quella in cui dovremo convertire il documento da RGB a CMYK. Ora non si tratta più di una simulazione, bensì della conversione vera e propria.

Andiamo quindi su Modifica – Converti in profilo.

Tramite questa scheda potremo rincontrollare il profilo di destinazione e l’intento di rendering da noi scelti. Lasciamo spuntate le voci Usa compensazione punto nero (consigliata nella maggior parte dei casi al fine di preservare i dettagli nelle ombre) e Usa dithering (per migliorare i passaggi di colore ed evitare possibili posterizzazioni).

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Una volta controllati per bene i parametri clicchiamo su OK ed effettuiamo la conversione in CMYK. Adesso il nostro file è pronto per essere salvato e mandato in stampa.

profilo colore

Occhio alla differenza tra assegnare e convertire…

Assegnare e convertire non sono la stessa cosa e potrebbero confonderti, specie se ti sei appena approcciato al mondo della gestione del colore. Proviamo a descrivere un’ultima volta il profilo colore per capire meglio.

A inizio articolo l’avevamo identificato come un insieme di dati, ed effettivamente il profilo colore altro non è che una descrizione matematica delle proprietà cromatiche di un dispositivo.

Nella conversione, i “numeri” dell’immagine vengono modificati al fine di mantenere l’aspetto del documento il più fedele possibile a quello dell’originale.

Quando assegniamo un profilo invece, avviene esattamente l’opposto. I “numeri” vengono lasciati inalterati e l’aspetto dell’immagine cambia radicalmente! Fai quindi molta attenzione ad usufruire di questo comando, che in tutta probabilità utilizzerai molto di rado.

Vuoi fare una prova per vedere che succede? Ti basta andare su Modifica – Assegna profilo e selezionare un profilo colore, provare per credere! Ecco un esempio pratico.

profilo colore

Conclusioni

Preparare un file per la stampa non è difficile, ma richiede tutta una serie di accortezze che se tralasciate ci renderanno insoddisfatti di un risultato non conforme alle nostre aspettative.

Quello della gestione del colore è un tema davvero ampio e ricco di sfaccettature, ma se vogliamo ottenere delle stampe di alta qualità non possiamo fare a meno di “studiare” un pochettino, immergendoci in quest’universo fatto di colori e dispositivi.

Con quest’articolo ho voluto analizzare “la punta dell’iceberg” e proporti una semplice guida su come organizzarsi prima di mandare un file in stampa, sperando di averti fatto comprendere i concetti base del CMS e l’importanza dei profili colore.

Se il mio lavoro ti è risultato utile ti invito come sempre a lasciare un like e condividere. Ti aspetto sempre qui su Winged Teacher, dove prossimamente si parlerà di come esportare un file per la stampa con InDesign. Ciao e alla prossima!

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