file di stampa

Fotografi e designers sono abituati a sprigionare la loro creatività grazie anche e soprattutto a potenti softwares di image editing, come Photoshop o Illustrator. Progettiamo e lavoriamo in post produzione dando libero sfogo al nostro estro, creando grafiche ricche di colori vivaci e luminosi e piene di effetti di ogni tipo, prestando poca attenzione a quello che sarà “il dopo”. Eh si, perchè c’è una bella differenza tra ciò che visualizziamo a monitor e quello che dovrà essere stampato, fra RGB e CMYK, tra fogli virtuali e fogli reali. Un buon grafico dovrebbe saperlo e analizzare il processo creativo fin dal principio, dalla progettazione fino all’esportazione del file di stampa.

Per questo è assolutamente necessario organizzarsi sin dall’inizio, generando un file di stampa che non ci riservi delle brutte sorprese. Se quindi il flyer che hai elaborato con così tanta fatica dovesse presentare colori slavati o antiestetici bordini bianchi, non prendertela con il tipografo, bensì rivedi il tuo modo di progettare al PC!

In quest’articolo ho intenzione di rivelarti poche e semplici linee guida per la generazione di un file di stampa corretto, trattando nello specifico la stampa tipografica. Sono sicura che dopo averla letta non andrai più incontro a spiacevoli inconvenienti, o perlomeno li ridurrai di parecchio. Inauguriamo quindi la sezione dedicata a InDesign con questo piccolo ma, spero, utilissimo tutorial.

Il profilo colore del file di stampa

Non sai cos’è il profilo colore? Non c’è problema, puoi sempre leggere l’articolo al riguardo che ho preparato per te giusto pochi giorni fa.

Premesso quindi che arrivato a questo punto tu abbia colmato le tue lacune in merito all’argomento, è necessario che il tipografo a cui ti rivolgerai ti fornisca l’ICC della sua macchina.

In assenza di un profilo di stampa dedicato, possiamo fortunatamente affidarci ai profili a norma ISO. Quando abbiamo a che fare con la carta patinata i due in genere più usati sono Coated FOGRA27 e Coated FOGRA39.

Per impostare il nostro profilo di stampa apriamo quindi InDesign e andiamo su Modifica – Impostazioni colore, e dopo aver scelto Prestampa Europa 3 in alto a tutto, selezioniamolo dal menu a tendina CMYK alla voce Spazi di lavoro. Quest’operazione ci assicurerà di convertire in modo corretto lo spazio cromatico del documento in quello della stampante, poiché ogni dispositivo riproduce i colori in modo diverso l’uno dall’altro.

impostazioni colore

La scelta dei colori del file di stampa

È risaputo, quando si progetta un file di stampa bisogna lavorare in quadricromia.

Assicuriamoci dunque che nel programma sia selezionato il modello di colore giusto andando su Modifica – Spazio fusione trasparenze – Documento CMYK.

Immagini in CMYK

Stesso discorso vale per le immagini, che devono essere in quadricromia.

Prima di importarle in InDesign e iniziare a progettare convertiamole quindi in CMYK tramite Photoshop, scegliendo naturalmente il profilo di stampa adeguato.

L’aspetto del nero e il suo utilizzo

Il nero che visualizziamo a monitor ci appare sempre uguale perché dipende fondamentalmente dall’assenza di luce, e cioè dai valori pari a zero di rosso, verde e blu.

In stampa le cose funzionano diversamente, poiché a seconda delle percentuali d’inchiostro utilizzate verranno generate gradazioni di nero differenti. Se ne distinguono tre tipi:

  1. Piatto
  2. Ricco
  3. Di registro

Il nero piatto corrisponde a C=0 M=0 Y=0 K=100%. Verrà quindi adoperata solo la lastra dell’inchiostro nero, e noi lo utilizzeremo per elementi quali testi, linee e tracce. Il risultato non sarà un nero pieno, ma visto che dovremo usufruirne solamente per testi, filetti o comunque elementi di piccole dimensioni, non rappresenterà un problema offrendo una soluzione più che soddisfacente.

Il nero ricco va usato invece per sfondi e forme piene, e come suggerisce la parola stessa è arricchito dall’aggiunta degli altri inchiostri. Per un nero ricco ottimale vengono in genere consigliate le seguenti percentuali: C=63% M=52% Y=51% K=100%. Il colore ottenuto sarà pieno e brillante.

nero ricco e nero piatto a confronto

Il nero di registro infine è riservato ai segni di taglio e i crocini di registro. In caso contrario lo stampato risulterebbe eccessivamente saturo, e il supporto, con ogni probabilità, non sarebbe in grado di trattenere tutto il colore.

Attenzione! Mai usare il nero ricco per testi e linee! Questi elementi infatti essendo molto piccoli richiedono in fase di stampa un’estrema precisione, e se venissero sfruttate tutte e quattro le lastre si rischierebbero errori di registro dovuti ad un allineamento non corretto dei colori.
effetto sdoppiamento provocato da un allineamento non corretto dei colori
Il classico effetto “sdoppiamento” provocato da un allineamento non corretto dei colori.

I colori Pantone

In caso di stampa in quadricromia l’utilizzo dei Pantone è sconsigliato. Si tratta infatti di colori puri che non nascono dalla mescolanza di ciano, magenta e giallo, e che sono quindi associati a delle lastre a sé.

Riprodurre fedelmente un Pantone in CMYK è pressoché impossibile, per questo se vogliamo usufruire di queste tinte piatte sarebbe meglio farlo in situazioni specifiche, ad esempio nella stampa di loghi aziendali composti da due o al massimo tre colori. Le lastre dei Pantone possono infatti rimpiazzare le classiche quattro, in modo da assicurarci una fedeltà cromatica praticamente perfetta.

La risoluzione del file di stampa

Si dice che la risoluzione standard quando si tratta di stampare un’immagine sia quella di 300 dpi. In parte è così, in parte no. La verità è che tutto dipende dalle nostre esigenze.

Se si tratta di libri, riviste, cataloghi e via discorrendo, è necessario che le immagini vengano stampate a 300 dpi, perché questo è tutto materiale che verrà visto da una distanza ravvicinata e i nostri occhi si accorgerebbero subito della scarsità di dettagli dovuti a una bassa risoluzione.

Se invece parliamo di stampe di grandi dimensioni, potrebbe rivelarsi sufficiente una risoluzione ben minore, come 200 dpi o anche meno. Un cartellone pubblicitario ad esempio verrebbe visto da lontano, e i nostri occhi non risentirebbero dei pochi punti per pollice. Dpi sta infatti per punti per pollice e si riferisce ai punti d’inchiostro utilizzati dalla stampante per riempire un pollice lineare di carta.

Le abbondanze del file di stampa

Quando progettiamo al PC abbiamo davanti il foglio così come dovrà essere riprodotto materialmente. In realtà il lavoro verrà stampato su un foglio molto più grande e in seguito ritagliato a seconda delle dimensioni del nostro progetto.

Le macchine da taglio per quanto precise potrebbero sgarrare nella rifilatura a causa di vari motivi, dando luogo a degli antiestetici e fastidiosissimi bordini bianchi. Per evitare ciò si utilizzano le abbondanze. Vediamo un esempio pratico per capire meglio.

Poniamo il caso che debba stampare un documento in formato A4. Se il mio impaginato contenesse ad esempio uno sfondo colorato, dovrò creare un’abbondanza di almeno 3 mm. Questa è infatti la misura standard, ma personalmente consiglio di scegliere 5 mm per andare più sul sicuro.

Per impostare le abbondanze alla creazione di un nuovo progetto, ci basterà settarle tramite la voce Pagina al vivo. Non dimenticarti di crearle per tutti e quattro i lati, come da immagine.

impostazione di un nuovo documento

Ecco come si presenta il documento appena creato.

file di stampa

A questo punto dovrò fare in modo che sfondo ed eventuali elementi grafici decorativi si estendano fino ai bordi della pagina al vivo.

Qui di seguito gli esempi di una progettazione sbagliata prima e corretta poi.

file di stampa
file di stampa

Così facendo anche in caso di taglio troppo esterno da parte della macchina, i rifili bianchi non salteranno fuori.

La conversione dei testi in tracciati

I fonts utilizzati nel nostro progetto potrebbero non essere presenti sul PC dello stampatore. Per evitare quindi che vengano sostituiti da altri caratteri, andrebbero sempre convertiti in tracciati. In questo modo diverranno dei simboli grafici e saranno visualizzabili su qualsiasi computer.

Per convertire un testo in tracciato selezioniamolo e poi andiamo su Testo – Crea profili.

testo convertito in tracciato
Un testo convertito in tracciato non sarà più modificabile e ciò significa che non potremo più cambiarne il font. Conviene quindi duplicare il testo originale in modo da conservarne una copia modificabile.

Conclusioni

Queste poche e semplici regole ti consentiranno di progettare un file di stampa corretto, in modo da essere più tranquillo quando manderai il documento in stampa. Occorre davvero poco per evitare spiacevolissime sorprese, in più semplificheremo il lavoro al tipografo, ma soprattutto, renderemo felice il nostro cliente!

La prossima guida tratterà l’esportazione del file di stampa, utilizzando nuovamente il famoso software d’impaginazione firmato Adobe. Se l’articolo ti è risultato utile ti invito a condividere e lasciare un mi piace. Ciao e alla prossima!

Credits

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